Approfondimenti

VIVERE NELL’INCERTEZZA (PH: @mary_igosheva)

In questi ultimi mesi stiamo tutti vivendo momenti di incertezza. Non abbiamo più punti di riferimento sicuri, le notizie viaggiano alla velocità della luce e non sempre tutte le informazioni sono vere, sentiamo di non avere più un luogo e un momento sicuro, abbiamo paura a stare nella stessa stanza con i nostri cari e non sappiamo come rassicurare chi è più fragile di noi. Questo è quello che grandi e piccoli stanno vivendo, l’incertezza e il non sentirsi sicuri più di niente. Non è facile per i piccoli che hanno bisogno di ricevere certezze e per gli adulti che dovrebbero dare stabilità ma che non sanno come affrontare questa situazione di emergenza. Ed è proprio in questo momento, allora, che dobbiamo riuscire ad essere resilienti, essere capaci di trovare strategie per affrontare la situazione. Bisogna essere consapevoli di quanto sia difficile ma al tempo stesso, cercare di rimanere lucidi e razionali per poter analizzare le risorse più funzionali da mettere in campo. È importante inoltre fare affidamento sul potere della condivisione. Ci troviamo ad essere tutti nella stessa situazione, possiamo quindi empatizzare con i vissuti dell’altro e sentirci accolti e compresi nelle nostre ansie e debolezze. In un momento storico in cui siamo stati privati del contatto fisico con gli altri, dobbiamo fare forza sulla nostra capacità di coltivare e mantenere le relazioni stesse, anche se a distanza.

COME AFFRONTARE IL LUTTO CON I BAMBINI? (PH: @lindsanj)

Quando in famiglia avviene un lutto, a volte, l’adulto, preso dal proprio dolore, si dimentica della necessità che anche i bambini hanno di elaborare il proprio lutto e di essere supportati in questo delicato processo. Spesso, pensando di proteggerli dalla sofferenza e dall’angoscia, si cerca di tenerli all’oscuro o di ingannarli, raccontando false verità. Questi atteggiamenti sono disfunzionali e di nessun aiuto per il bambino che, al contrario, non potrà farsi un’idea adeguata di quanto accaduto, costruendosi dei tabù o delle teorie bizzarre sulla vita e sulla morte. È fondamentale, invece, affrontarlo con un linguaggio appropriato all’età, ma concreto e reale; bisogna dire che la persona cara è morta spiegando cosa significa morire. È importante, inoltre, non escludere i bambini dai riti commemorativi, magari chiedendo loro di preparare un dono per la persona defunta: questo può aiutarli a capire cosa è successo e ad accettare la perdita della persona cara.
Bisogna lasciare loro lo spazio per esprimere ogni emozione, domanda o pensiero sull’accaduto e sulle sue prospettive future, anticipando la loro reazione emotiva. Bisogna esplicitare l’inevitabilità della morte, rassicurarli che non verranno abbandonati, che si farà di tutto per non morire anche noi, perché la vita è bella, anche se ora il dolore è grande. È importante, quanto prima, riprendere la routine quotidiana rimanendo sempre disponibili, accoglienti ed accessibili verso eventuali fatiche e paure che potrebbero emergere.

IL RUOLO DEL PADRE NELLA CRESCITA DEI FIGLI (PH: @heidinicoleeee)

Il padre deve gradualmente inserirsi nella diade madre-bambino introducendo il figlio, attraverso valori e regole, nel mondo delle relazioni sociali. Deve fornire al bambino le strategie funzionali per imparare ad entrare in contatto con l’ambiente esterno. Attraverso il gioco, l’insegnamento e l’esperienza si pone come figura di riferimento sociale, aiutando il figlio ad interagire con l’altro e con il mondo che lo aspetta. Interviene come figura di supporto e di sicurezza: la sua figura permette di sviluppare la personalità e la fiducia del bambino in sé stesso. Il padre non è l’elemento opzionale delle relazioni familiari, ma l’altro polo di cui i figli hanno bisogno per crescere in modo sano ed equilibrato. Svolge, pertanto, il ruolo di cogenitore: in sostanza sostiene la madre in quello che è il difficile compito della genitorialità. Insieme, padre e madre, costituiscono una squadra e in quanto tali devono collaborare verso lo stesso obiettivo, la crescita e l’educazione del figlio. È importante che questo avvenga in modo fermo e coerente così da evitare di trasmettere messaggi confondenti al bambino. È fondamentale che la madre legittimi il padre in questo, concedendogli di prendersi le proprie responsabilità e appoggiandosi a lui, per non sovraccaricarsi delle fatiche dei figli.

LA RESILIENZA – ReAgire positivamente alla vita (PH: @alisadphoto)

La resilienza è la capacità di ReAgire positivamente agli eventi stressanti della vita, ricostruendo e rinforzando noi stessi e trasformando le situazioni che la vita ci pone in occasioni di crescita. Possono essere diversi i momenti che mettono a rischio il benessere psicofisico dell’individuo. È proprio in queste situazioni che ogni persona deve mettere in campo le risorse e le strategie necessarie per attivare quei fattori protettivi fondamentali per affrontare questi eventi. A volte i comportamenti che adottiamo potrebbero essere non adeguati alle situazioni, portando ad incertezze e scarsa fiducia in sé stessi. Grazie alla rete sociale che ci creiamo e soprattutto alla consapevolezza di poter contare sull’aiuto degli altri, si possono fronteggiare le difficoltà riprendendo così la serenità e l’equilibrio necessario per il proprio benessere. La resilienza va allenata nella quotidianità, potenziando i fattori protettivi che ognuno di noi possiede e rafforzando l’atteggiamento positivo alla vita.

LA COPPIA: IMPARARE A LITIGARE IN MODO COSTRUTTIVO (PH:@antique_r_us)

Gran parte della difficoltà in un litigio di coppia sta nella comunicazione. A volte il problema non è quello che diciamo, ma come lo diciamo, che fa sentire l’altra persona abbandonata, incompresa, arrabbiata. È importante imparare a litigare in modo sano e intelligente. Non è il litigio in sé a determinare la serenità in una relazione, ma, se si litiga, la discussione deve essere produttiva e non distruttiva. I problemi in una relazione cominciano quando entrambe le parti si fraintendono. Ciascuno dei due si sente incompreso dall’altro, come se il partner non fosse riuscito a capirlo nel profondo. Di conseguenza si tende a reagire con rabbia, aggressività oppure anche con il silenzio.
Discutere fa bene, stimola l’altro e se stessi, ma attenzione a non entrare nelle dinamiche pericolose di relazioni tossiche. Usare l’empatia è l’arma vincente. Essere empatici significa capire come si sente il partner, entrando nella sua storia, nella sua prospettiva. Sforzarsi di capire il punto di vista dell’altro non vuol dire condividere un’opinione, ma è un’azione che disinnesca la tensione.
Imparare a litigare esprimendo il proprio vissuto ed usando empatia e comprensione è un passo importante verso la relazione.

COMUNICARE IN FAMIGLIA (PH: @haniyemim)

Con i ritmi frenetici della quotidianità che viviamo tra lavoro, scuola, sport e altre attività sembra quasi impossibile riuscire a fermarsi, prendersi del tempo, raccontarsi la giornata, le nostre emozioni, valutare le situazioni e prendere decisioni insieme con l’altro. Il confronto, l’ascolto e il supporto sono momenti che una famiglia deve ritagliarsi per il proprio benessere. La comunicazione, infatti, è uno degli aspetti più importanti per l’equilibrio familiare: quando questa viene a mancare, si può far spazio a non detti, pensieri e ipotesi che non consentono di vedere in maniera oggettiva quanto succede, traendo valutazioni errate e frettolose sui comportamenti dell’altro. Fermiamoci quando il silenzio regna, quando anche due parole e dei semplici sguardi possono farci capire come sta l’altro, per poter affrontare al meglio tutto ciò che verrà. Alla fine della giornata, mentre siamo a tavola o sul divano, ritagliamoci un momento di condivisione per tutta la famiglia, in cui ciascun membro si prende almeno 5 minuti per raccontare la propria giornata, una riflessione, una sensazione. Impariamo a farlo se siamo una coppia di fidanzati, marito e moglie, genitori con bambini piccoli o adolescenti. È una buona abitudine che fa bene a tutti e previene situazioni di disagio e malessere.

UNA STORIA DI RELAZIONI (PH: @veraund)

Siamo creature sociali, siamo fatti di relazioni, viviamo di relazioni. Perciò il modo in cui siamo entrati in relazione con le nostre figure primarie, i nostri genitori o le persone che ci hanno cresciuto, influenza inevitabilmente come entriamo in relazione oggi con l’altro. Crescendo, impariamo a prenderci cura di noi stessi sia fisicamente sia emotivamente, ma la prima lezione ci è stata impartita dal modo in cui siamo stati accuditi. Di conseguenza la nostra storia, le esperienze passate, i nostri vissuti condizionano anche il modo in cui facciamo i genitori e quindi le modalità tramite cui ci relazioniamo con i nostri figli. Possiamo scegliere di riproporre lo stesso modello genitoriale che abbiamo interiorizzato oppure, al contrario, cercare di fare diversamente, riconoscendo le mancanze e le carenze ricevute dai nostri genitori e provando a mettere in atto delle modalità più funzionali e più adeguate.

S.O.S IN FAMIGLIA: come cogliere il segnale (PH: @bethgmosher)

Quando un membro della famiglia mette in atto un sintomo ci sta comunicando un disagio. A volte questo si può manifestare tramite comportamenti evidenti e tangibili, ma in altri casi può essere impercettibile e quindi difficilmente identificabile. È quindi importante osservare attentamente le sfumature dei modi e degli stati d’animo dei vari componenti così da poter cogliere eventuali fragilità e atteggiamenti sintomatici. Il malessere può essere espresso mediante difficoltà comunicative, disturbi alimentari e comportamentali, aggressività, umore depresso, somatizzazioni corporee. Cosa fare una volta compreso che c’è qualcosa che non funziona all’interno del sistema familiare? Bisogna partire da quel campanello d’allarme per lavorare sulle dinamiche relazionali disfunzionali che si celano dietro quel sintomo, ai fini di ristabilire un equIlibrio familiare più sano. È necessario utilizzare il canale comunicativo, emotivo e ludico per cominciare ad indagare ed approfondire cosa scatena il disagio. I genitori possono esternare i propri pensieri ed emozioni per favorire l’apertura dei figli nel provare a capire ed esprimere cosa li fa stare male. Per i bambini si suggerisce di utilizzare il gioco e strumenti grafici adatti alla loro età. Se invece il disagio è manifestato da un adulto è importante spiegare ai figli con un linguaggio semplice e adeguato le emozioni che in quel momento il genitore sta provando; è necessario poi approfondire, con il sostegno del partner, di un parente o di un amico, che cosa lo turba, per trovare le strategie più funzionali alla situazione. Tuttavia qualora questo non fosse sufficiente per riconoscere il problema è importante rivolgersi ad un professionista.