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COME AFFRONTARE IL LUTTO CON I BAMBINI?

Quando in famiglia avviene un lutto, a volte, l’adulto, preso dal proprio dolore, si dimentica della necessità che anche i bambini hanno di elaborare il proprio lutto e di essere supportati in questo delicato processo. Spesso, pensando di proteggerli dalla sofferenza e dall’angoscia, si cerca di tenerli all’oscuro o di ingannarli, raccontando false verità. Questi atteggiamenti sono disfunzionali e di nessun aiuto per il bambino che, al contrario, non potrà farsi un’idea adeguata di quanto accaduto, costruendosi dei tabù o delle teorie bizzarre sulla vita e sulla morte. È fondamentale, invece, affrontarlo con un linguaggio appropriato all’età, ma concreto e reale; bisogna dire che la persona cara è morta spiegando cosa significa morire. È importante, inoltre, non escludere i bambini dai riti commemorativi, magari chiedendo loro di preparare un dono per la persona defunta: questo può aiutarli a capire cosa è successo e ad accettare la perdita della persona cara.
Bisogna lasciare loro lo spazio per esprimere ogni emozione, domanda o pensiero sull’accaduto e sulle sue prospettive future, anticipando la loro reazione emotiva. Bisogna esplicitare l’inevitabilità della morte, rassicurarli che non verranno abbandonati, che si farà di tutto per non morire anche noi, perché la vita è bella, anche se ora il dolore è grande. È importante, quanto prima, riprendere la routine quotidiana rimanendo sempre disponibili, accoglienti ed accessibili verso eventuali fatiche e paure che potrebbero emergere.

IL RUOLO DEL PADRE NELLA CRESCITA DEI FIGLI

Il padre deve gradualmente inserirsi nella diade madre-bambino introducendo il figlio, attraverso valori e regole, nel mondo delle relazioni sociali. Deve fornire al bambino le strategie funzionali per imparare ad entrare in contatto con l’ambiente esterno. Attraverso il gioco, l’insegnamento e l’esperienza si pone come figura di riferimento sociale, aiutando il figlio ad interagire con l’altro e con il mondo che lo aspetta. Interviene come figura di supporto e di sicurezza: la sua figura permette di sviluppare la personalità e la fiducia del bambino in sé stesso. Il padre non è l’elemento opzionale delle relazioni familiari, ma l’altro polo di cui i figli hanno bisogno per crescere in modo sano ed equilibrato.

Svolge, pertanto, il ruolo di cogenitore: in sostanza sostiene la madre in quello che è il difficile compito della genitorialità. Insieme, padre e madre, costituiscono una squadra e in quanto tali devono collaborare verso lo stesso obiettivo, la crescita e l’educazione del figlio. È importante che questo avvenga in modo fermo e coerente così da evitare di trasmettere messaggi confondenti al bambino. È fondamentale che la madre legittimi il padre in questo, concedendogli di prendersi le proprie responsabilità e appoggiandosi a lui, per non sovraccaricarsi delle fatiche dei figli.

LA RESILIENZA – ReAgire positivamente alla vita

La resilienza è la capacità di ReAgire positivamente agli eventi stressanti della vita, ricostruendo e rinforzando noi stessi e trasformando le situazioni che la vita ci pone in occasioni di crescita. Possono essere diversi i momenti che mettono a rischio il benessere psicofisico dell’individuo. È proprio in queste situazioni che ogni persona deve mettere in campo le risorse e le strategie necessarie per attivare quei fattori protettivi fondamentali per affrontare questi eventi. A volte i comportamenti che adottiamo potrebbero essere non adeguati alle situazioni, portando ad incertezze e scarsa fiducia in sé stessi. Grazie alla rete sociale che ci creiamo e soprattutto alla consapevolezza di poter contare sull’aiuto degli altri, si possono fronteggiare le difficoltà riprendendo così la serenità e l’equilibrio necessario per il proprio benessere. La resilienza va allenata nella quotidianità, potenziando i fattori protettivi che ognuno di noi possiede e rafforzando l’atteggiamento positivo alla vita.

LA COPPIA: IMPARARE A LITIGARE IN MODO COSTRUTTIVO

Gran parte della difficoltà in un litigio di coppia sta nella comunicazione. A volte il problema non è quello che diciamo, ma come lo diciamo, che fa sentire l’altra persona abbandonata, incompresa, arrabbiata. È importante imparare a litigare in modo sano e intelligente. Non è il litigio in sé a determinare la serenità in una relazione, ma, se si litiga, la discussione deve essere produttiva e non distruttiva.

I problemi in una relazione cominciano quando entrambe le parti si fraintendono. Ciascuno dei due si sente incompreso dall’altro, come se il partner non fosse riuscito a capirlo nel profondo. Di conseguenza si tende a reagire con rabbia, aggressività oppure anche con il silenzio.
Discutere fa bene, stimola l’altro e se stessi, ma attenzione a non entrare nelle dinamiche pericolose di relazioni tossiche. Usare l’empatia è l’arma vincente. Essere empatici significa capire come si sente il partner, entrando nella sua storia, nella sua prospettiva. Sforzarsi di capire il punto di vista dell’altro non vuol dire condividere un’opinione, ma è un’azione che disinnesca la tensione.
Imparare a litigare esprimendo il proprio vissuto ed usando empatia e comprensione è un passo importante verso la relazione.

COMUNICARE IN FAMIGLIA

Con i ritmi frenetici della quotidianità che viviamo tra lavoro, scuola, sport e altre attività sembra quasi impossibile riuscire a fermarsi, prendersi del tempo, raccontarsi la giornata, le nostre emozioni, valutare le situazioni e prendere decisioni insieme con l’altro. Il confronto, l’ascolto e il supporto sono momenti che una famiglia deve ritagliarsi per il proprio benessere. La comunicazione, infatti, è uno degli aspetti più importanti per l’equilibrio familiare: quando questa viene a mancare, si può far spazio a non detti, pensieri e ipotesi che non consentono di vedere in maniera oggettiva quanto succede, traendo valutazioni errate e frettolose sui comportamenti dell’altro. Fermiamoci quando il silenzio regna, quando anche due parole e dei semplici sguardi possono farci capire come sta l’altro, per poter affrontare al meglio tutto ciò che verrà. Alla fine della giornata, mentre siamo a tavola o sul divano, ritagliamoci un momento di condivisione per tutta la famiglia, in cui ciascun membro si prende almeno 5 minuti per raccontare la propria giornata, una riflessione, una sensazione. Impariamo a farlo se siamo una coppia di fidanzati, marito e moglie, genitori con bambini piccoli o adolescenti. È una buona abitudine che fa bene a tutti e previene situazioni di disagio e malessere.

UNA STORIA DI RELAZIONI

Siamo creature sociali, siamo fatti di relazioni, viviamo di relazioni. Perciò il modo in cui siamo entrati in relazione con le nostre figure primarie, i nostri genitori o le persone che ci hanno cresciuto, influenza inevitabilmente come entriamo in relazione oggi con l’altro. Crescendo, impariamo a prenderci cura di noi stessi sia fisicamente sia emotivamente, ma la prima lezione ci è stata impartita dal modo in cui siamo stati accuditi. Di conseguenza la nostra storia, le esperienze passate, i nostri vissuti condizionano anche il modo in cui facciamo i genitori e quindi le modalità tramite cui ci relazioniamo con i nostri figli. Possiamo scegliere di riproporre lo stesso modello genitoriale che abbiamo interiorizzato oppure, al contrario, cercare di fare diversamente, riconoscendo le mancanze e le carenze ricevute dai nostri genitori e provando a mettere in atto delle modalità più funzionali e più adeguate.